Resilienza e innovazione. Il punto di vista di Paolo Tiozzo

Resilienza e re-invenzione parole chiave per la ripresa

Calendar icon  Thursday 18 June 2020

L'Organizzazione Produttori dei fasolari, riconosciuta dal Mipaaf nel 2003, è un importante esempio italiano di gestione interregionale della risorsa ittica. Nell’OP viene conferito tutto il prodotto pescato dai produttori veneti e friulani, che ad oggi conta 71 pescherecci. Abbiamo parlato con Paolo Tiozzo, Presidente Federcoopesca già Presidente della OP Fasolari, della risposta all’emergenza dell’organizzazione.

Resilienza e re-invenzione sono parole chiave che tornano ciclicamente in queste settimane per raccontare come i territori, anche nel settore della pesca e dell’acquacoltura, stanno rispondendo all’emergenza sanitaria che ha portato a una flessione del 40% circa della commercializzazione del prodotto ittico e di allevamento nel nostro Paese. È stato il caso anche dell’organizzazione dei produttori di fasolari in Veneto e Friuli-Venezia Giulia, nota per riuscire ad auto-regolamentare completamente la propria offerta di fasolari rispetto alla domanda.

“Al netto di quello che sta succedendo oggi – racconta Paolo Tiozzo (Presidente Federcoopesca già Presidente della OP Fasolari) -, l’organizzazione conta 71 pescherecci, che nel simbolo della sostenibilità economica e ambientale tipiche della Politica Comune per la Pesca e le direttive della Crescita Blu, pesca fasolari a livello interregionale, dividendosi il pescato e gli introiti equamente e collaborativamente. Certo, oggi la quotidianità richiede sacrificio e impegno, ma molte delle realtà che fanno parte dell’organizzazione si sono reinventate all’insegna della ripartenza e dell’innovazione”.

Il riferimento di Tiozzo è, dapprima, al cambiamento della distribuzione del prodotto ittico, oggi al 67% rispetto allo scorso anno, per la quale alcuni hanno optato negli ultimi mesi al porta a porta, innescando meccanismi di fiducia puntuali con i consumatori che non hanno potuto recarsi in pescheria per diverse settimane. “Non solo – continua Tiozzo -, questo periodo difficile, fortunatamente se vogliamo dirlo in questi termini, arriva in un momento in cui stavamo già lavorando sul ripensamento del nostro sistema di commercializzazione, concentrato maggiormente sul pescato fresco. Grazie a una sperimentazione cominciata ormai nel 2017 insieme al Professor Davide Cassi dell’Università di Parma, abbiamo da tempo cominciato a interrogarci sulle altre opportunità che un prodotto come il fasolare può costituire in termini di trasformazione. È così che siamo arrivati a presentare già lo scorso anno tre sughi (uno rosso, uno bianco e uno verde) che oggi ci permettono di guardare al futuro con senso di sfida e consapevolezza delle potenzialità su cui investire”.

Oltre a occuparsi dell’Op Fasolari, Tiozzo è anche rappresentante Federcoopesca, e ben comprende il valore del fare rete a livello locale e istituzionale per far fronte a questo momento di abbattimento del mercato, che non riuscirà a stabilizzarsi prima della fine del prossimo anno. “Abbiamo già messo in conto di dover attendere ancora per una massima ripresa, ma il lavoro che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nel nome della Dott.ssa Iacovoni, la Federazione e tutte le cooperative stanno facendo per aiutare è straordinario. Lo impariamo tutti i giorni con i nostri produttori. La forza non è nel singolo peschereccio, ma nel gestirne 71 come se fosse un’entità unica. È la collaborazione e la ricerca che ci aiuterà a rialzarci”.

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Veneto, Friuli - Venezia Giulia

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